VARIAZIONE CLIMATICHE , INFLUENZA SUGLI ALVEARI, ESPERIENZE EMPIRICHE NEL PONENTE LIGURE


 Le  api che vivono nelle zone di macchia, tipiche del ponente ligure, risentono enormemente degli shock termici che loro e la flora  circostante subiscono. Il tutto é un sistema che, da un lato permette la fecondazione dei fiori e lo sviluppo delle semenze selvatiche, dall'altro fornendo polline e miele, garantiscono la sopravvivenza delle api.

Le zone nell'immediato entroterra dell'estremo ponente ligure, ma anche in areali del savonese, si presenta con una macchia bassa, composta da piante resistenti alla siccità (cisto, timo, lentisco,...). Sono zone con vegetazione "di frontiera" ove solo alcune specie sopravvivono e dove qualsiasi eccesso porta al soccombere delle piante (se non gli incendi, altra piaga). Dunque, sono fondamentali le piogge e il ciclo  delle temperature di stagione, che permette un regolare svilupparsi della macchia e delle famiglie di api legate al territorio.

 

Elenco brevemente gli squilibri che si sono manifestati negli ultimi 5-8 anni (2006/7-1998/9)

 

- inverni eccessivamente caldi e scarsamente piovosi (il freddo non danneggia le api più di tanto) con fioriture eccessivamente precoci. Le famiglie si invernano male, la regina continua la deposizione, hanno un consumo elevato di miele e polline per nutrire la covata. La precocità di alcune fioriture (alcune volte le sole o le principali fioriture della zona) non trova le famiglie popolate di api in modo adeguato, raccogliendo così, meno nettare. Inoltre, in presenza di inverni siccitosi, le piante stremate, fiorisco precocemente senza fornire nettare.

A tutto ciò si aggiunge che i patogeni e parassiti della covata non vengono bloccati dalla sospensione della deposizione da parte della regina, provocando seri danni alla ripresa primaverile (patologie a carico della covata e di parassiti della covata tipo varroa destructor).

Si affacciano patologie mai viste in 30 anni di apicoltura vissuta in Liguria (peste europea, covata calcificata, covata a sacco,... tutte patologie tipiche delle zone umide della pianura), sia dovute allo stress che le api subiscono (minori difese immunitarie), che alla globalizzazione,  per patologie provenienti da altri continenti, ma anche dallo spostamento invernale di alveari (spesso malridotti) dal Piemonte e Lombardia per cercare di rifarsi la salute al sole delle Liguria ( per anticipare lo sviluppo delle famiglie e far più miele una volta riportati nelle zone di origine). Un controllo sistematico di questi alveari sarebbe auspicabile, in collaborazione tra le ASL e le Associazioni di Apicoltori Locali.

 

-Siccità primaverile e eccessivo calore nei mesi di maggio giugno. Negli ultimi 5-6 anni, dopo   inverni miti e  poco piovosi, in aprile, quando dovrebbe aumentare la  temperature e piovere, favorendo le fioriture e il raccolto da parte delle api, si instaurano correnti fredde di grecale, con temperature basse per la stagione, che provocano un blocco delle secrezioni nettarifera nelle piante e un stress alle api che si vedono costrette a scaldare la ormai avanzata e abbondante covata. Ciò provoca un  allungamento del periodo di sfarfallamento della covata e vantaggio concesso al parassita "varroa destructor" (parassita proveniente dal sud est asiatico) di rimanere qualche giorno in più nella covata e fare ulteriori danni e trasmettere varie forme di virosi e infezioni alle api nascenti. segue un mese di maggio, primi di giugno, con temperature estive agostane. Molto spesso le temperature sono talmente elevate, con tasso di umidità molto basso, da provocare il precoce appassimento delle fioriture nel periodo, anche in zone montane dell'entroterra (p.e. castani).

 

 

-autunni primaverili e caldi. Chiudendo il ciclo dopo i mesi aridi di luglio agosto e ormai parte di settembre, le piogge attese in settembre e ottobre fanno ripartire la vegetazione, le api riprendono a svilupparsi e a raccogliere. Ma queste temperature si spingono oltremodo arrivando fino a novembre. Negli ultimi anni siamo riusciti a far sviluppare sciami di api preparati in settembre-ottobre, invernandoli con buone scorte, facendoli svernare perfettamente, cosa mai vista in 30 anni di apicoltura ligure. Nelle regioni padane gli sciami vengono preparati ad agosto (poiché lì piove e vi sono fioriture), cosa impossibile nelle ns. zone a causa della siccità.

 

 

La variazione del clima in corso é un evidenza ormai per tutti, anche se si presenta il modo alternato. Ma sono gli effetti di questo cambiamento che disorientano, anche le api almeno nel breve periodo, visto che loro hanno attraversato glaciazioni e desertificazioni per  milioni di anni, fino ad arrivare  ai giorni nostri.

Ce la faranno anche questa volta?