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Il tallone
di Achille nell'arnia razionale modificata a cura Ing.
Angrisani
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In un mio
precedente articolo, pubblicato su varie riviste del settore apistico e su
http://www.aaab.it/angri2.htm descrissi una piccola modifica
sull'arnia razionale, dove le api e l'apicoltore potevano trarre enormi
vantaggi. Questa modifica consisteva nell'approfondire le scanalature
superiori delle pareti anteriori e posteriori, da 18 mm a 26 mm, dove si
appoggiano le orecchiette dei telaini, ed inserendo il distanziatore
dentato a 18 mm, in modo che era rispettato anche lo spazio d'ape sotto
l'orecchietta del telaino. (Cfr. primo disegno) Questa
modifica comportava: 1) la riduzione dell'aggressività delle api; 2) la
facilitazione nell'estrarre i telaini; 3) la facilità nell'inserimento dei
telaini; 4) la riduzione dei ponti termici; 5) la riduzione del
diffondersi delle patologie. Questa miglioria proposta, che poteva
sembrare insignificante al momento, è stata ripresa e descritta in vari
articoli da altri autori che l'hanno trovata rispondente ai vantaggi
descritti nei cinque punti sopra citati.
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Attualmente, in varie fiere, ho
visto molte arnie in esposizione che erano state costruite
sfruttando il principio di lasciare lo spazio d'ape anche sotto
l'orecchietta dei telaini. Personalmente dopo vari anni di utilizzo
e osservazione, su queste arnie razionali modificate, ho notato
soprattutto su quelle che presentavano segni di vecchiaia una
rottura frequente delle battute, proprio in corrispondenza del
brusco restringimento delle pareti. Questo succede, perché, quando
si cerca di togliere il coprifavo, per vincere la resistenza della
propoli che le api usano per chiudere la fessura tra il coprifavo e
l'alveare, applichiamo uno sforzo di trazione ortogonale, alle
venature del legno proprio nella parte più debole delle pareti.
Questo problema pensai di averlo risolto quando alla fiera di
Piacenza, "Apimell" vidi su un banco di vendita dei distanziatori
sagomati, (Cfr. secondo disegno) che sfruttavano il
principio di lasciare lo spazio d'api sotto l'orecchietta dei
telaini e che potevano eliminare il problema della rottura delle
battite Dopo averli acquistati ed utilizzati per svariati anni sulle
mie arnie, ho costatato che questi tipi di distanziatori sagomati,
riescono egregiamente ad eliminare il problema della rottura delle
battite, ma hanno creato altri problemi. L'eterogeneità di forma e/o
di materiale che si manifesta proprio in corrispondenza di
variazioni di direzioni nelle parti costruttive dell'alveare, ad
esempio, angoli, scanalatura, e nei punti in cui vi è materiale ad
alta conducibilità termica, come il lamierino dentato sagomato
collegato con l'esterno, che crea un incremento del ponte termico
localizzato proprio sulla scanalatura dell'alveare dove si
appoggiano i telaini, favorisce l'abbassamento della temperatura,
sulle pareti interne, inferiore a quella di rugiada e quindi si ha
la formazione di condensa, ristagno di acqua sulla sagomatura dei
distanziatori e man mano che aumenta si sviluppano funghi e muffe
sulle pareti.
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Quindi questi tipi di
distanziatori che si notano nella foto a mio
avviso, devono essere modificati, realizzandoli non con una lamiera
liscia ma con una lamiera bucherellata, per fare in modo che il
legno sotto al distanziatore che si impregna di condensa durante il
metabolismo delle api durante l’inverno, possa traspirare con
l’esterno, facendo rimanere inalterato l’assorbimento dello sforzo
di trazione al distanziatore. Si ripristina quasi l’omogeneità del
materiale e la continuità della resistenza termica e, si evitano
flussi preferenziali di calore che provocano la dispersione di
calore verso l’esterno.Si può così conseguire un maggiore risparmio
energetico ( legato anche alla maggiore capacità dell’alveare di
trattenere il calore) un maggior comfort termico e l’eliminazione di
muffe sulle pareti interne all’alveare, originate dalla condensa in
corrispondenza dei ponti termici.
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Apisticamente, Angrisani ing.
Pasquale.
pasquale.angrisani@tin.it
Ringraziando l'Ing. Angrisani per il suo
pezzo.
Possiamo solo aggiungere che alcuni collaboratori di Apicoltura
AAAB hanno affrontato il problema con alcuni espedienti:
o hanno aggiunto una fascia di alluminio o di metallo zincato
all'esterno dell'arnia, in corrispondenza del bordo fragilizzato in
modo da rinforzarlo, oppure un bordo supplementare di legno
(modificando leggermente il tetto in modo da poter accogliere questo
bordo). Il tutto fissato con qualche
vite. |