La sciamatura artificiale: I segreti, le tecniche, i consigli   (a cura Ing. Angrisani)

Introduzione

La formazione di sciami, rientrano in una fase più amata dagli apicoltori principianti. Perchè intravedono la possibilità di incrementare l’apiario senza costi aggiuntivi, mentre per il professionista il piacere di percepire un incremento di reddito dall’attività apistica. Ci sono vari motivi, che ci spingono alla formazione degli sciami artificiali, secondo i canoni apistici si costituiscono, per rinnovare le famiglie d’api, ad integrare le perdite fisiologiche delle famiglie d’api che avvengono per malattie o per negligenza dell’apicoltore al termine della stagione invernale, a rinforzare le famiglie deboli in primavera per consentirle un abbondante raccolto primaverile, ad aumentare le famiglie d’api nella zona per migliorare il servizio d’impollinazione, a ridurre con il prelevamento d’api e covata la sciamatura naturale nelle famiglie sovrappopolate e ad applicare un metodo di controllo biotecnico contro l’acaro varroa facendo così rinviare i trattamenti antivarroa sul finire dell’estate senza che le famiglie d’api subiscono conseguenze negative.

Il momento più propizio per iniziare è la primavera, quando vi è importazione di polline e nettare, oppure in un momento più favorevole realizzato dall’apicoltore, sulle famiglie selezionate, attraverso una nutrizione abbondante con sciroppo e sostituti del polline.

Si scelgono in apiario, le migliori famiglie selezionate che hanno avuto un’ottima ripresa primaverile, resistenti alle malattie, ai rigori invernali, operose, docili, con buona tenuta del favo, poche propense alla sciamatura, con regine che hanno un’enorme capacità d’ovodeposizione. Le famiglie possono essere selezionate attraverso la selezione massale, anche se è una tecnica istintiva rimane ancora un metodo valido, anche se ogni apicoltore è provvisto di un suo criterio di selezione.

Questa è la prima fase, su cui operare per migliorare le caratteristiche degli sciami futuri, perché attraverso la selezione, l’allevatore trasmetterà alle future generazioni d’api il patrimonio genetico migliore, garantendo il massimo rendimento degli alveari e riducendo i caratteri indesiderati, poiché la selezione che avviene spontaneamente in natura, garantisce la continuità della specie ma non la produttività.

Conoscendo che dalla deposizione delle uova da parte della regina, le api impiegano circa trenta giorni per diventare nutrici e per produrre la pappa reale. Le famiglie che sono scelte per la produzione di sciami artificiali, devono essere stimolate con abbondante nutrizione avvincente, almeno trenta giorni prima, per incoraggiare la regina ad incrementare la deposizione delle uova. Può capitare però che il precoce sviluppo della covata può portare ad un rapido e completo esaurimento delle scorte di miele e polline immagazzinate nell’anno precedente. Per garantire un costante approvvigionamento di proteine, quando l’importazione è scarsa o priva di sostanze proteiche, (poiché non tutti i pollini sono degli ottimi integratori di proteine) è necessario alimentare le api oltre che con un’abbondante nutrizione, a base di sciroppo, anche con proteine, aminoacidi e vitamine del gruppo B, che si trova in commercio nei pani di candito, perfettamente assimilabile dalle api. Questi prodotti stimolano lo sviluppo della famiglia e della covata, favoriscono la deposizione della regina e riducono il logorio delle api sottoposte ad un eccessivo lavoro.

 

Vediamo adesso gli elementi indispensabili, che sono necessari per costituire gli sciami artificiali, questi sono sempre in proporzione agli sciami che vogliamo ottenere, famiglie d’api selezionate, arniette per gli sciami, telaini costruiti vuoti o con fogli cerei, telaini con provviste di miele, polline e covata in tutti gli stadi, fuchi che non provengono dallo stesso ceppo, celle reali o api regine autoctone in gabbiette che provengono da alveari selezionati.  

Una particolare attenzione va prestata al tipo di arniette (fig. 2). Sono da preferire quelle che hanno dimensioni tali che all’interno possono ospitare dai cinque ai sei favi, prive di fessure, dotate di rastrelliere sul fondo per evitare l’oscillazione dei favi durante gli spostamenti e protette termicamente.

Gli ingressi, devono essere dotati di una porticina in lamiera zincata che lasciano passare poche api alla volta e sono posti in basso per evitare le dispersioni di calore e, per facilitare alle api la pulizia.

I fondi e i coprifavi devono essere dotati di una rete metallica, che si rileva molto utile durante gli spostamenti, quando le api hanno bisogno di molta aerazione e i coprifavi al centro devono presentare un foro di circa 42 mm, che serve a sistemare un nutritore pieno di sciroppo o un pane di candito quando le api devono essere nutrite.  Le migliori arniette che si trovano in commercio, oltre ad avere i requisiti sopra descritti, sono quelle che hanno lo spazio d’ape anche sotto l’orecchietta dei telaini. Questa innovazione serve a ridurre durante la manipolazione dei telaini, lo schiacciamento e l’aggressività delle api, il diffondersi di patologie, i ponti termici e la rapida introduzione ed estrazione dei telaini.

Vedi http://www.aaab.it/angri2.htm

E’ importante poi conoscere, durante la formazione degli sciami artificiali, le giuste quantità degli elementi da inserire nell’arnietta.

La quantità d’api da inserire nell’arnietta, varia se lo sciame è spostato dal suo luogo d’origine, dalle disponibilità nettarifere del territorio, dalla latitudine dove ci troviamo ad operare, dalla temperatura del mese in corso, dalle risorse immediatamente disponibile esterne all’alveare.

Per comprendere attraverso i favi, la quantità d’api da mettere dentro all’arnietta, si fa riferimento alla densità d’api adulte sul singolo favo. Conoscendo che su un favo da nido vi sono all’incirca 130 – 150 api a dm², quando entrambi i lati sono coperti vi sono all’incirca 3000 api adulte, mentre quando il favo non è uniformemente coperto dalle api, per una stima precisa, dobbiamo immaginare le api concentrate su una zona ristretta del favo e calcolarne la superficie.

 Contrariamente quando si travasano i telaini contenente covata opercolata estesa su entrambe le facce, una volta sfarfallata occuperanno completamente 3 favi da nido.

Al contrario se si realizzano sciami artificiali, partendo solo da api adulte o sciami nudi, si può risalire al numero d’api attraverso il loro peso, (1 kg d’api corrisponde all’incirca a 10.000 api).

Un ultimo accorgimento, se non altro il più importante, durante la fase di programmazione e costituzione degli sciami, non si deve perdere di vista l’importanza dei fuchi, in quanto è stato dimostrato scientificamente che durante il volo di fecondazione, le regine vergini si accoppiano con più fuchi, almeno una decina.  Dato che è impossibile, che attraverso la fecondazione naturale delle regine, si può controllare la certezza degli incroci desiderati è consigliabile aumentare nell’apiario la densità di fuchi selezionati, non prodotti dal ceppo dove hanno avuto origine le regine da fecondare.

Una particolare attenzione va prestata anche alle famiglie salassate per la formazione degli sciami artificiali.

Le famiglie d’api attraverso i loro elementi, regina, fuchi, covata, api nutrici, scorte e bottinatrici, hanno sempre un giusto equilibrio naturale. Durante la formazione degli sciami artificiali, a causa della sottrazione di un solo elemento, viene a mancare quest’equilibrio. Le api reagiscono immediatamente alle nostre manipolazioni, ma occorrono parecchie settimane per ripristinarlo, quindi si consigliano interventi di tipo manipolativi per anticipare l’equilibro preesistente

In seguito saranno indicati vari metodi, che non richiedono tecniche raffinate o abilità nelle manipolazioni delle api ma solo un po’ di conoscenza sulla loro biologia, che saranno esposti, anche se vi sono molte variabili in funzione dei luoghi e delle latitudini che possono inficiare l’esito dell’operazione.Dal diagramma (fig.3 ) possiamo costatare che, se il nostro alveare di partenza si raddoppiasse ogni anno, nel giro di dieci anni avremmo un apiario di 1024 alveari, l’esperienza in campo ridimensiona questa teoria, poiché senza un’adeguata cura e competenza molte volte sparisce anche l’alveare di partenza

pasquale.angrisani@libero.it