Modifiche all'arnia razionale a cura Ing. Angrisani

 

Le api, insetti che prestano il loro lavoro alle dipendenze dell'apicoltore, sono equiparati a soci lavoratori di cooperative o di società che prestino la loro attività per conto dell'apicoltore.

Come tutti i lavoratori, le api nel cantiere alveare, durante le operazioni di: visita; formazione di sciami artificiali; prelievo melari; trasporto arnie; etc., sono soggetti a rischi della propria incolumità, connessi all'uso delle attrezzature di lavoro usate dall'apicoltore.

Il testo qui proposto, vuole fornire un concreto aiuto nella sicurezza del cantiere alveare, analizzando le misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza delle api, analizzando e eliminando i rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile, la loro riduzione al minimo, con particolare riferimento nella costruzione delle arnie in modo da ottenere la sicurezza d'impiego. L' industria apistica deve attuare, grazie a misure tecniche adeguate, una sufficiente tutela, per ridurre al minimo i rischi connessi all'uso delle attrezzature di lavoro da parte dell'apicoltore, nel cantiere alveare. La gran parte di queste informazioni contribuirà a creare un bagaglio tecnico-teorico, sicuramente molto valido e adeguato in materia di sicurezza e di salute delle api nell'alveare, ma non sempre di facile trasferimento sul piano pratico, da parte dell’industria apistica, per una prassi già consolidata.

Non sono a conoscenza che altri abbiano sperimentato prima di me il metodo che ora vi descriverò.

Dal 1851, da quando il reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth scoprì lo spazio d’ape, (intercapedine tra favi e pareti) sono state apportate molte modifiche all’arnia razionale, cadute nel dimenticatoio.

Quest’idea, di modificare un particolare dell’arnia razionale (Dadant-Blatt, Italica-Carlini ecc.), è maturata in molti anni d’esperienza con le api e dalle numerose visite fatte ai miei colleghi apicoltori, iscritti all’associazione Apicoltori del Cilento della Provincia di Salerno, compresi il perché di tanta aggressività delle loro api, durante la rimozione e il reinserimento dei telaini nell’alveare, centinaia d’api erano schiacciate tra telaino e nido, proprio in corrispondenza della scanalatura, dove si appoggiano le orecchiette dei telaini.

 

La  modifica apportata all’arnia razionale, consiste nell’approfondire nella parte superiore, della parete anteriore e posteriore, la scanalatura, da 18 mm a 26 mm, dove si appoggiano le orecchiette dei telaini, ed inserendo il distanziatore dentato a 18 mm, in modo che sia rispettato anche lo spazio d’ape sotto l’orecchietta del telaino. Essa costituisce la migliore soluzione ai problemi e alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute sul cantiere alveare, di cui qui sotto darò cenno. (a-b-c-d-e).

 a) Riduzione dell’aggressività delle api L’Apis mellifica ligustica (Spinola) conosciuta in tutto il mondo come ape italiana è generalmente docile, siamo noi che possiamo farla diventare più mite o aggressiva. Gli studiosi affermano che l’aggressività delle api è d’origine genetica, io non ne sono convinto, perché l’aggressività e la docilità è variabile in funzione del modo come si effettuano le visite alle famiglie d’api. L’aggressività delle api e condizionata da tre fattori, il primo, di tipo ambientale esterno all’alveare, non modificabile dall’apicoltore (basse temperature, vento, cielo coperto, temporali, scarsità di fiori durante la raccolta di nettare ecc.) il secondo, di tipo ambientale interno all’alveare, ( orfanità, umidità, saccheggio, malattie ecc.) parzialmente modificabile dall’apicoltore, il terzo, è imputabile completamente al modo di operare dell’apicoltore, ( le visite inopportune, i profumi, i cattivi odori, il sudore, l’abbigliamento, lo schiacciamento delle api, l’uso sconsiderato del fumo ecc).

 

L’alta sensibilità istintiva delle api verso l’ambiente circostante, riconoscono, come tutti gli esseri viventi, l’apicoltore che gli porta benessere, e quello che si comporta come l’orso. Insisto che con un pò di pazienza, da parte dell’apicoltore e con questa piccola modifica insignificante all’arnia razionale, aggiungendo lo spazio d’ape anche sotto le orecchiette dei telaini si riescono a trarre molti vantaggi dalla famiglia d’api e indurle a compiere inconsciamente la nostra volontà.

b) Facilitazione nell’estrazione dei telaini La scanalatura profonda permette di infilare la leva agevolmente sotto l’orecchietta dei telaini e vincere la resistenza della propoli, nei punti di contatto, tra il telaino e il distanziatore dentato. Molte volte si riesce ad estrarre i telaini solo con la semplice forza delle dita.

L’approfondimento della scanalatura sulla parete anteriore e posteriore dell’arnia, dove poggiano le orecchiette dei telaini di legno, crea un indebolimento della struttura lignea dell’arnia, ma questa minore resistenza della struttura lignea, è rimediabile inserendo nell’arnia da nomadismo dove manca l’angolare in metallo, lo spigolo salvalegno in ferro, mentre nelle arnie stanziali, sono inserite i quattro spigoli salvalegno A seguito della minore resistenza (attrito) tra l’orecchietta del telaino e il distanziatore dentato durante il trasporto delle arnie da nomadismo si avrebbe un eccessivo dondolio, con pericolo di schiacciamento delle api. Per evitare l’eccessivo oscillamento dei favi durante il trasporto, che possono accidentalmente provocare lo schiacciamento delle api, covata e regina, nelle arnie da nomadismo, i telaini da nido sono bloccati da una rastrelliera, (attrezzo già indispensabile nelle arnie da nomadismo) che sarà applicata sulla parete posteriore dell’arnia a circa 5 cm dal fondo, questi problemi, nelle arnie stanziali non sussistono, mentre nel melario a seguito della ridotta altezza le oscillazioni sono minime.

c) Rapidità nell’inserimento dei telaini All’inserimento dei telaini estratti dall’alveare, molte volte, dobbiamo aspettare che le api ci liberano la scanalatura, dove sono appoggiati le orecchiette dei telaini, in modo da non schiacciarle e quindi irritarle inducendole a pungere, causando una perdita di tempo. Con lo spazio d’ape creato sotto l’orecchietta del telaino questa perdita di tempo non accade e non si schiacciano le api.

d) Riduzione dei ponti termici Maggiore coibentazione nell’alveare, per la riduzione dei ponti termici, perché il telaino interno, e collegato con la parete esterna, tramite lo spessore del distanziatore dentato e non attraverso la scanalatura di legno. Il legno dell’alveare non è perfettamente asciutto, ma conserva sempre un certo grado d’umidità minimo che varia con l’umidità relativa dell’aria, la quantità di vapore che si crea durante il metabolismo delle api durante l’inverno può condensare all’interno della parete dell’alveare. Il fenomeno della condensa superficiale interna è strettamente legato alla temperatura in cui si trova la parete dell’alveare e quindi dipende, oltre che dell’umidità relativa dell’aria, anche dallo spessore e dal grado d’isolamento che la parete offre. Il ponte termico è una zona della parete in cui il calore può passare più facilmente che nelle zone circostanti.

Per questo sono particolarmente pericolosi i ponti termici, nell’alveare, che sono localizzati in corrispondenza delle orecchiette dei telaini, che poggiano sulla scanalatura della parete dell’alveare a diretto contatto con la parete esterna di spessore ridotta, dotata di minore resistenza termica rispetto alle zone circostanti in corrispondenza di loro, infatti, la temperatura superficiale interna, scende al disotto della temperatura di rugiada e quindi si ha la possibilità di formazione di condensa. L’effetto dei ponti termici non agisce in senso rettilineo nello spessore della parete, bensì secondo curve, il che comporta un ingrandimento dell’area interessata dal ponte termico e precisamente interessa tutta la scanalatura dove sono appoggiate i telaini. In queste zone, si hanno dispersioni di calore e perciò pericolo di condense e muffe, queste condizioni avvengano nei mesi più freddi dell’anno o durante la ripresa primaverile. La presenza del lamierino dentato che funge da distanziatore e la creazione dello spazio d’ape anche sotto l’orecchietta dei telaini, crea un’ulteriore intercapedine, o spazio d’ape, già esistente tra le pareti, fondo e coprifavo dell’alveare producendo un incremento della resistenza termica della parete e riducendo drasticamente i ponti termici. e) Riduzione del diffondersi di patologie

Lo schiacciamento delle api, che avviene durante le manipolazioni dei telaini, comporta la fuoriuscita di liquidi e spore interne all’ape, specialmente quelle del nosema, quando la famiglia è malata, che giungendo all’esterno, sono ingerite da altre api, a seguito dell’alto senso di pulizia e recupero di sostanze proteiche, diventando così una pericolosa fonte di contagio per le successive generazioni d’api.

Apisticamente, Angrisani ing. Pasquale.

pasquale.angrisani@tin.it

Ringraziando l'Ing. Angrisani per il suo pezzo. Possiamo solo aggiungere che, si ottengono ulteriori buoni risultati in questo senso, aumentando lo spazio ape nel nido. Ciò si ottiene  inserendo gli spaziatori metallici da melario nel nido e mettendo solo 9 telai da nido. Si ottiene una facile manovrabilità dei telai che non vengono propolizzati dalle api, non si hanno ponticelli di cera tra i telai e inoltre si evita di schiacciare le api reinserendo i telai nelle loro sedi. Non si sono rivelate particolari perdite di raccolto da parte delle famiglie. Dalle ultime informazioni uscite da Apimondia 2003, pare addirittura che uno spazio ape maggiore dell'attuale (circa 45 mm.) sia favorevole alla lotta contro la varroa da parte delle stesse api.